Un Viaggio di nome “Nigra”

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Riceviamo e pubblichiamo – Avrei potuto iniziare a scrivere queste righe descrivendovi la meravigliosa cornice in cui mi trovavo.
Il mare di notte che dona quel senso di pace e che ti aiuta a fare ordine tra i pensieri, il cielo stellato, che da sempre incanta chiunque riesca ad alzare il naso all’insù, ispirando poeti e sognatori, quel filo di vento che ti aiuta a respirare durante le notti afose, insomma, l’atmosfera tipica di una notte di mezza estate a Reggio Calabria. Avrei potuto descrivervi la sensazione che si prova quando, seduto su una seggiola, alzi gli occhi da terra soffermandoti a guardare lo spettacolo che ti si presenta di fronte, una di quelle immagini che solo la natura sa offrirti, quel limbo di mare che ti separa dalla terra che hai di fronte, e che, se lo osservi bene, somiglia un po’ ad una lacrima che squarcia in due una guancia rugosa ed afflitta dal trascorrere del tempo. Avrei potuto iniziare così questa recensione, ma la storia che voglio raccontarvi è un’altra ed ha l’odore di un viaggio. Un viaggio di nome “Nigra”.
“Nigra” è un progetto del tutto reggino, partorito dalla mente del cantautore Luciano Amodeo, in arte “Nigra”, appunto. Quando torni nella tua città, dopo un po’ di tempo, la curiosità ti spinge ad ascoltare e ad assistere a ciò che magari mentre eri via, è cambiato, assumendo una forma nuova. Nigra ed i suoi, iniziano ad impugnare gli strumenti, mentre io incuriosita mi siedo tra le prime file per godermi al meglio lo spettacolo che sta per cominciare. Ad affiancarlo ci sono: Davide Foti al basso, Pasquale Caracciolo alla chitarra e Cristian Gangeri alla batteria. L’emozione c’è ed è forte. Non è la prima volta che assisto ad un suo live, ma Nigra riesce sempre a farsi portavoce dell’emozione che prova in modo nitido e diretto. E’ come se impugnasse la chitarra ed il microfono per la prima volta. Dopo qualche battuta per rompere le distanze col pubblico, inizia con “La magia degli incontri”. Il pubblico è incuriosito, si avvicina per ascoltare meglio ed è subito la volta di “Comunque vada”, un pezzo in cui inizia ad emergere la carica e la sostanza del progetto. E’ orecchiabile, ma non banale. La gente comincia a canticchiare, a tenere il tempo battendo le mani, mentre i più pigri sorseggiano una birra ma non destano l’attenzione dal live. Grinta, rabbia, testi diretti e crudi. Nigra, o Luciano che dir si voglia, sembra non aver peli sulla lingua. Racconta tramite i suoi pezzi parte del suo vissuto, a volte si estranea perdendosi nella musica, a volte invece rivolge il suo sguardo ed un sorriso verso chi lo ascolta attentamente, come se il suo unico desiderio fosse quello di far provare agli altri ciò che prova lui in quel medesimo istante. Si susseguono pezzi come “Dove ti aspetto”, “Un cielo che non ho”, “La madrugada”. Amore, tormento, forza e nostalgia si susseguono in un vortice in cui adesso non c’è solo Nigra, ma ci siamo anche noi. Ai suoi brani, egli alterna cover degli artisti che sicuramente hanno più influenzato il suo modo di fare e di percepire la musica, gruppi come i Marlene Kuntz, gli Afterhours o i Negrita.
“Sangue” è un pezzo particolare, arriva forte come un pugno allo stomaco, lasciando un retrogusto amaro in bocca ed uno spunto per una riflessione, e mentre ormai siamo quasi alla fine del concerto, si susseguono con la stessa energia anche gli ultimi pezzi “Senza regole”, “Colpa della follia” e “La libertà”. Il pubblico applaude, si sente coinvolto, quattro ragazzine sedute in prima fila sorridono al cantautore che prontamente le ricambia mentre gioca con la platea, con gli amici che lo seguono sin dai primi passi e con i suoi musicisti, elogiandoli e ringraziandoli ripetutamente. Una buona parola la spende anche per la sua città, verso la quale nutre un enorme affetto, sente in quel pezzettino di terra le sue radici e pone l’attenzione sull’importanza di viaggiare sì, ma per poi tornare e provare a migliorare quella che considera la sua Reggio, la nostra Reggio.
Nigra ci crede davvero in quello che fa, lo si legge negli occhi di chi con lui investe tempo e speranza in questo progetto, lo si vede nell’energia che esplode quando sale sul palco, nella voglia di emergere, di “far qualcosa che serva” direbbe Manuel Agnelli, nella passione e nel legame che traspare tra lui e gli altri componenti del gruppo, nel desiderio di continuare ad emozionare e ad emozionarsi.
Nigra ci crede davvero ed adesso, ci crediamo un po’ anche noi.

Deborah Maria Foti

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